giovedì 19 agosto 2010


Un giorno, durante una seduta del parlamento europeo, un signore dai capelli neri come la pece e lo sguardo di chi sta per dire qualcosa di importante, si alzò in piedi e si preparò, avendo l'aria di chi ne ha sentite davvero troppe, a pronunciare un discorso. Sarà uno dei discorsi più brevi della storia dei parlamenti democratici ma la caratura delle assolute verità che rimbomberanno nell’aula del parlamento non sarà più eguagliata. «In Italia – dice il nostro protagonista con pacata retorica – non esistono televisioni di proprietà di Silvio Berlusconi. Esistono le tre reti Rai, Mediaset e poi – e qui si giocava il jolly – in Italia c’è La7». L’audio della diretta televisiva poi veniva vagamente disturbato dalla valanga di fischi che travolgeva il nostro eroe che, forse comprendendo il proprio vano tentativo di dare delle perle ai porci, si rimetteva seduto con l’animo di chi ha appena subito un sopruso mentre i deputati europei lo ricoprivano di rimbrotti e contumelie in tutte le lingue che l’Europa può offrire. Non tutti possono vantare una così forte esperienza.
Lo sventurato e incompreso politico in questione era
Stefano Zappalà che nel parlamento europeo, tra gli altri incarichi di prestigio, aveva ricevuto l’importante mandato di curare gli intensi rapporti tra l’Unione Europea, il Tagikistan, il Turkmenistan e la Mongolia. Oggi, ad anni di distanza dalla penosa esperienza, Zappalà non è più in parlamento europeo, lasciato un po’ indietro nella tornata elettorale dal partito, è caduto nel vortice dei non eletti. Ma torna magicamente in auge e non con un incarico di seconda o terza fila come quelli che devono ancora essere consegnati in questo periodo. Ma con l’assessorato al turismo che fa di lui uno dei più importanti assessori del momento, soprattutto in questa provincia a "trazione turistica" (con le gomme un po’ sgonfie per la verità) come spesso si dice da queste parti.
Ma Stefano Zappalà non ha ancora finito di arredare il suo ufficio alla Regione che già le trombe della guerra lo richiamano. È il quotidiano
La Provincia che lo evoca come una cartacea sirena d’allarme e per il notista non ci sono dubbi: «Zappalà parla già come se avesse un progetto in testa da spiegare agli elettori, ma cosa ne pensa della sua eventuale candidatura?». Zappalà fa il vago sulla su questa eventualità – sicuramente per modestia – e dice "prima il bene della città" ma il fiero notista non si da per vinto e lo incalza, "non ha risposto alla domanda però". «Non è questo il punto – risponde infine Zappalà – nella amministrazione pubblica bisogna essere seri. In molti si sono impressionati quando sono arrivato alla Regione e ho messo mano a molte inutili società».
Quindi appena arrivato, Zappalà ha già impressionato – almeno a detta sua e questo ci dovrebbe bastare – i molti scettici che facevano la vecchia politica regionale. Zappalà fa inoltre una rapida disamina dei problemi di questa città, "ovunque mi giro vedo uno scempio causato da scelte devastanti. Il palazzo Key, le terme di Fogliano, l’Intermodale, l’ex Icos” e molti altri ovviamente e poi si domanda: «Lo sa quanti danni hanno causato queste scelte?». Sarà il nostro Zappalà la persona "ideale” per far fronte alla situazione, si domanda il giornalista della Provincia? La risposta la potremmo anticipare noi ricordando che il nostro non stava certo sulla luna allorché queste cose avvenivano e magari, se tanto gli stavano in antipatia poteva dirlo chiaramente prima.
Zappalà risponde però con una gustosa metafora di fine sartoria: «Prima bisogna fare gli abiti, poi bisogna pensare al programma e poi, come funziona nelle sfilate, si scelgono i modelli». Insomma, un vero figurino sarebbe questo sindaco che ha le idee così chiare e la determinazione per "chiudere gli inutili baracconi”. Così, entra nel pieno della corsa anche Zappalà, almeno a leggere quanto dice il giornale in questione.
Altri candidati si sono presentati all’uscio, invitati o imbucati ad una festa che rischia di diventare un rave così soproporzionato da far sembrare il "Love parade" di Duisburg un concerto da camera. L’esperienza come sindaco di certo non gli manca – anche se forse non è la parte migliore della sua vita politica – e sarebbe certamente un bel cambio rispetto all’ex sindaco Zaccheo. Infatti Zaccheo aveva stancato con quella sua pettinatura liscia, banale, dal colore sale e pepe. Molto meglio l’elegante ondulare della capigliatura del Zappalà che sfoggia – nonostante l’età, infatti su internet viene accreditato come appartenente alla classe 1941, quindi andiamo verso i settant'anni suonati – un quasi impeccabile nero tirato e lucente che nemmeno con il lucido da scarpe si potrebbe ottenere miglior risultato. Tra le altre, sarebbe una sostanziosa differenza di stile. E così, l’uomo che riteneva che Berlusconi non possedesse "nemmeno una televisione” si potrebbe candidare a Sindaco. In quel caso sembrava un po’ assurdo, ma non bisogna giudicare con severità. Forse per televisione intendeva l’elettrodomestico.

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